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Il passato prossimo di Arabba comincia con la sua piccola, splendida chiesa consacrata agli apostoli Pietro e Paolo nella seconda metà del Seicento.

Del passato remoto si sa poco e niente. Ne è rimasta una confusa memoria di apocalisse, forse una pestilenza, forse un'alluvione, certamente una catastrofe da cui sarebbero scampate soltanto due famiglie, una sul Pizzach, l'altra sulle opposte alture del Cherz.
Una notte qualcuno della prima avrebbe acceso un fuoco e qualcuno della seconda avrebbe risposto, accendendo un fuoco a propria volta: così si sarebbero ritrovate, e il paese sarebbe risorto.Come in ogni Leggenda, un fondo di verità c'è e probabilmente anche in questa, e il nome stesso di Arabba potrebbe confermarlo: in ladino è Rèba, da royba, la frana, o da rebia, la valanga e anche il torrente che straripa.
Una notte qualcuno della prima avrebbe acceso un fuoco e qualcuno della seconda avrebbe risposto, accendendo un fuoco a propria volta: così si sarebbero ritrovate, e il paese sarebbe risorto.Come in ogni Leggenda, un fondo di verità c'è e probabilmente anche in questa, e il nome stesso di Arabba potrebbe confermarlo: in ladino è Rèba, da royba, la frana, o da rebia, la valanga e anche il torrente che straripa.

Le zone di Arabba e Livinallongo sono state per un lungo periodo dominio dei principi vescovi di Bressanone, per passare poi nel 1796 sotto Napoleone e ritornare territorio austriaco nel 1815.
Con la fine della prima guerra mondiale, però Arabba e Livinallongo passano all’Italia. Fino alla prima guerra mondiale l’economia, ed in generale tutta la cultura, era proiettata verso il mondo di lingua tedesca, l’annessione all’Italia significò perciò il contatto con una realtà politica, culturale ed economica del tutto diversa da quella vissuta sino ad allora.






