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La storia

Il Comune di Livinallongo del Col di Lana, Fodom in Ladino e Buchenstein in tedesco, è uno dei Comuni facenti parte delle 5 Valli Ladine. Situato nell’alta Val Cordevole, compreso tra i Passi dolomitici Pordoi, Campolongo e Falzarego, il territorio è collocato al confine tra la provincia di Belluno e quelle di Trento e Bolzano.
La nostra Valle, di cui il centro turistico principale è Arabba ha una storia molto antica iniziata già con la presenza dei “Salvàns" e delle “Ganes”, ormai divenuti personaggi mitologici delle nostre leggende.
Possedimento del Tirolo, vide sorgere attorno all’anno Mille il Castello di Andraz, tuttora visitabile e oggetto negli ultimi anni di un’attenta opera di recupero. Il maniero fu eretto per proteggere il confine meridionale del Tirolo e quindi divenne residenza dei Principi-vescovi di Bressanone, che detenevano i diritti di sfruttamento anche delle Miniere del Fursil, a Colle Santa Lucia, altra realtà della Ladinia storica.

Evento molto importate per lo sviluppo turistico è avvenuto tra il 1901 ed il 1909 con la costruzione della Grande Strada delle Dolomiti “Die Große Dolomiten Straße”, che collega la città di Bolzano con Cortina passando per il Passo Costalunga, per il il Passo Pordoi ed il Passo Falzarego. Proprio da lì si inziò a costruire i primi ospizi e alberghi lungo i percorso.
Livinallongo divenne poi possedimento della Casa d’Austria e tale rimase fino alla fine del primo conflitto mondiale, che tra l’altro vide uno dei principali teatri di guerra proprio tra queste montagne. Il nome del comune, che deriva dalla parola ladina livinal - gola, vallone franoso, che richiama probabilmente la stretta valle che caratterizza l’inizio del corso del Cordevole - fa riferimento anche al Col di Lana, che domina questo territorio e che è divenuto tristemente celebre per le pagine di sangue che qui furono scritte durante la Grande Guerra fino alla disfatta di Caporetto nel 1917. La parola ladina Fodóm, che identifica il territorio di Livinallongo, sembra invece alludere alla presenza di faggi; dalla stessa origine deriva anche il toponimo tedesco della località: Buchenstein, che unisce la parola germanica Buche (faggio) a Stein (pietra), forse in relazione alla presenza del Castello di Andraz. L’identità ladina e la storia legata alle vicende tirolesi sono ancora molto sentite dagli abitanti di Livinallongo, che nel centro di Pieve, a due passi dal monumento che ricorda l’eroina ladina Caterina Lanz - ospita il Museo di Storia, Usi, Costumi e Tradizioni della Gente Ladina. Altro luogo della memoria è il Vecchio Mulino di Arabba dove segale e orzo erano macinati.

ll Col di Lana è stato teatro di aspri combattimenti nel corso della Prima Guerra Mondiale che hanno lasciato sul terreno circa 8.000 morti, in massima parte fanti, da cui il soprannome "Col di Sangue" da cui è nato anche il museo al Passo Pordoi Col di Lana Monte di Sangue. È noto in particolare l'episodio della mina fatta esplodere dai genieri italiani il 17 aprile 1916 Costituita da 5 tonnellate di gelatina dinamite, esplose alle 23:35 circa Una parte della montagna crollò per gli effetti dell'esplosione, causando la morte di circa 150 militari austriaci e consentì agli italiani di occupare la vetta. Nel 1917, a seguito della disfatta di Caporetto gli italiani si dovettero però ritirare.
È ancora oggi possibile vedere l'enorme cratere lasciato dall'esplosione. Vengono improvvisati cimiteri italiani a Pian di Salesei, Andraz, Castello; e austroungarici a Col di Roda, Valiate, Val Parola (due) e Passo Pordoi.
Nel 1938 verrà costruito il Sacrario di Pian di Salesei che custodisce le spoglie di 4.700 caduti ignoti, 704 noti tra cui 19 austro-ungarici. Nel 1956 sarà completato l’Ossario di Passo Pordoi che conserva i resti di 454 caduti della seconda guerra. Nel 1935 verrà costruita la cappella del Col di Lana in onore dei caduti italiani della prima guerra mondiale. Il monumento ai caduti sulla piazza 7 novembre 1918 a Pieve riporta i nomi di 135 caduti e dispersi fodomi della prima guerra. A cominciare dalla primavera del 1918 i profughi fodomi ritornano nella valle abbandonata dai militari e cominciano l’opera di ricostruzione del paese, abitando provvisoriamente nelle baracche militari e nelle poche case risparmiate dai bombardamenti. La ricostruzione viene aiutata dal governo italiano e dal consorzio trentino dei comuni cosiddetti conquistati o liberati. La ricostruzione avrà termine nel 1923-’24. Col trattato di San Germano (1923) il comune di Livinallongo viene aggregato alla provincia di Belluno. Nel 1933 con decreto autografo di Benito Mussolini verrà aggiunto al nome del comune la denominazione “del Col di Lana” che verrà confermato nel referendum popolare comunale indetto dalla Regione Veneto nel 1983.

 

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